sabato 13 settembre 2008

Recensione su MOBYDICK (Sabato, 13/09/2008)

Il Sessantotto visto da destra è stato un tema che nel quarantesimo anniversario della contestazione è emerso nella saggistica e nella pubblicistica italiana. 1968 Le origini della contestazione globale (Solfanelli,158 pagine, 10,00 euro) di Marco Iacona insiste su questo argomento indagando le radici culturali e ideologiche della contestazione di destra.I libri sui quali studiavano i giovani missini erano quelli di Von Salomon, Guenon e appunto Evola.
«Ce la prendevamo con la civiltà degli elettrodomestici proprio alla vigilia del miracolo economico - dice Accame, la cui testimonianza compare nel libro di Iacona - quando quasi nessuno di noi disponeva ancora di un frigorifero per uso casalingo».

MOBYDICK
Supplemento di arti e cultura di "Liberal"

mercoledì 3 settembre 2008

La Destra e il ‘68

Già da alcuni mesi - forse dallo scorso maggio - è uscito un libro agile e interessante sulla contestazione giovanile del ‘68. Si tratta di 1968. Le origini della contestazione globale di Marco Iacona (Edizioni Solfanelli). Per una fortunata combinazione, avevo ricevuto dall’autore il libro fresco di stampa, e il giorno dopo ne avevo già terminato la lettura. Però non ho colto l’opportunità di scriverne in occasione delle varie commemorazioni retoriche del ‘68 che si sono moltiplicate in primavera su giornali, riviste e programmi televisivi. Finalmente mi decido a farlo ora, segnalandone i contenuti e facendo una breve considerazione.
Il saggio, che reca la presentazione di Gianfranco de Turris, è frutto di un’approfondita ricerca documentale. Iacona ha infatti consultato pazientemente libri, riviste e quotidiani, portando così alla luce non soltanto i fatti di cronaca - alcuni dei quali meno noti, perché sopravanzati nella memoria collettiva da altri, che hanno avuto maggiore rilievo simbolico -, ma anche le impressioni, le sensazioni e gli umori della stampa di fronte al progressivo montare della protesta studentesca.
Il libro si apre con due capitoli retrospettivi sul ‘68, i suoi frutti culturali e sociali e su quella squallida e giovanilistica generazione che continua con poco senso di pudore a rivendicare meriti reducistici. Si entra poi nella ricostruzione storica vera e propria: Iacona riconduce le “cause scatenanti” della contestazione al discusso disegno di legge Gui che prevedeva una profonda riforma dell’insegnamento universitario.
L’autore esamina poi minuziosamente lo sviluppo delle reazioni ai fattti di cronaca da parte del periodico conservatore “Il Borghese”, evidenziando anche le posizioni talvolta diverse dei collaboratori (Bon Valsassina, Preda, Accame, Evola); analizza poi lo sviluppo dei fatti e alle reazioni della grande stampa e dei partiti politici, per tornare nei due capitoli conclusivi ad appuntare l’attenzione sulla Destra e la sua ondivaga posizione nei confronti del movimento protestatario.
Da tempo a Destra si è diffusa e ripetuta una voce, che a lungo andare è entrata nelle orecchie e nei cervelli di molti, persino dei più refrattari alle idee e a tutto ciò che puzza lontanamente di riflessione. Se, quindi, persino il presidente di quel partito che ha scelto per proprio simbolo i colori di Israele ha recentemente affermato che la Destra, con il ‘68, avrebbe perduto una grande occasione, è evidente che il concetto si è fatto strada. Come sempre, però, più le idee si diffondono più vanno variegandosi.
Il presidente di cui si diceva poc’anzi, probabilmente, aveva in mente soltanto gli sballi della marjuana di cui ha rivendicato gli abusi di gioventù; altri, dagli orizzonti culturali meno angusti, volevano forse prefigurare l’opportunità di rinnovare simboli e slogan e di indicare ai giovani un’alternativa al modello di sviluppo di marca statunitense.
A questo proposito mi pare utile citare un passo di Adriano Romualdi, tratto da Ordine Nuovo (Contestazione controluce):
“Mentre le sinistre, con tutta una rete di circoli politici e culturali, agitavano, con sempre maggiore fantasia, tutta una serie di temi rivoluzionari, la gioventù di destra era castigata a montar la guardia al “ dio-patria-famiglia” . Si parlava un po’ di Gentile, il cui patriottismo generico era abbastanza scolorito e tranquillizzante, ma si evitavano con gran cura le tesi antiborghesi d’uno Julius Evola. La parola d’ordine era di amare la patria e la conciliazione, di odiare il divorzio, il cinema pornografico e la Süd Tiroler Volkspartei. Fascisti si, ma con moderazione; dei nazisti, neppure parlarne. Ci si deve meravigliare se molti dei migliori giovani di destra siano diventati “cinesi”? Per un giovane di temperamento veramente fascista, le parole estreme, la violenza, le bandiere dei “cinesi” venivano a surrogare quel che la destra ufficiale, tiepida e invecchiata, non poteva più dare. Ci si può meravigliare se per reazione, sorse il fenomeno dei nazimaoisti?”

http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/2008/09/03/la-destra-e-il-68/

martedì 10 giugno 2008

RECENSIONE di Maurizio Bruni (Secolo d'Italia, martedì 3 giugno 2008)

[...] In questa direzione, altri due libri da poco usciti aiutano a una comprensione globale dell’anno della contestazione: Cantavamo Dio è morto. Il ’68 dei cattolici (Piemme, pp. 220, eur013) di Roberto Beretta e 1968. Le origini della contestazione globale (Edizioni Solfanelli, pp. 160, euro 10) di Marco Iacona. E se il primo osserva il fenomeno dall’angolo visuale del mondo cattolico – che è, come racconta l’autore, l’area da cui si origina tutta la contestazione – il secondo esamina la fase iniziale di tutto quel fermento dal punto di vista della stampa apertamente di destra. «Durante il Sessantotto – esordisce Iacona – all’interno della destra si consumerà una rivolta nella rivolta e ciò avrà conseguenze di non poco conto. Nel breve, medio e lungo periodo, la destra italiana, che aveva assistito ai cambiamenti sociali e culturali dei Sessanta da una posizione di retroguardia, uscirà in parte trasformata, al pari di quella sinistra che, nelle sue componenti giovanili (non tutte e non subito, però), si andava rinnovando grazie ai mutamenti politici in corso».
Il saggio – che si avvale di una introduzione partecipe di Gianfranco de Turris – segue gli avvenimenti di quell’anno attraverso la rilettura della stampa periodica e quotidiana collocata a destra, compiendo un’operazione per alcuni versi analoga a quella compiuta un paio d’anni fa da Alessandro Gasperetti con La destra e il ’68 (edito dal Settimo Sigillo). Ma Iacona aggiunge, di suo, l’accompagnamento interpretativo di due diverse letture del Sessantotto: l’una, quella del “Sessantotto di lungo periodo”, che considera (certo in breve) le principali novità di costume e culturali degli anni ’60, e l’altra che guarda – nello specifico studentesco – ai problemi del mondo universitario italiano come cause dirette delle rivolte e delle occupazioni studentesche. In conclusione, nella postfazione, il revisionismo della destra di oggi. E Iacona riporta le parole di Fini: «C’era allora un magma – ha detto l’attuale presidente della Camera al convegno “cambio di stagione” dello scorso febbraio – e c’era tra i giovani il desiderio di una società migliore. Una rivolta esistenziale. Un bisogno di senso, come dimostra la mobilitazione di due anni prima per l’alluvione di Firenze. In un primo momento i contestatori non erano solo marxisti. Cultura liberale e cultura cattolica non furono in grado di capire che si contestava anche il comunismo con la sua megazione della libertà e dei diritti dell’uomo. Così, il ’68 non nacque a sinistra, ma finì a sinistra».

Articolo integrale: http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2008/06/68-archiviata-la-lettura-senso-unico-di.html

domenica 1 giugno 2008

Recensione in "Sapienza" (fasc. 2, volume 61, anno 2008)

GNERRE C., Le radici dell’utopia. L’incompatibilità tra utopia e giudizio
cristiano
, Chieti, Edizioni Solfanelli, 2006, 93 pp., cm. 16,4 x 12,
ISBN 88-89756-12-8, € 8,00 (Il calamo e la ferula, 8).

Per l’autore l’utopia non è un’idea innocua, perché ha sempre generato sangue.
L’opuscolo ne mette in luce le radici filosofiche. La sua traduzione nella pratica porta a conseguenze negative, e per due motivi: il primo, perché si pone volutamente al di fuori dell’ordine naturale; il secondo, perché deve necessariamente poggiare su un vero e proprio delirio dell’immaginazione.

Michele Miele

Sapienza
fasc. 2, volume 61, anno 2008
http://www.edi.na.it/

martedì 13 maggio 2008

Novità editoriale: MANDATO D'ARRESTO EUROPEO

In tutti i paesi dell’Unione Europea il mandato d’arresto europeo è pienamente operante. In tal modo garanzie elaborate nel corso di secoli di civiltà giuridica vengono spazzate via da un’eurocrazia anonima, lontana, priva di legittimazione popolare, che opera secondo procedure sconosciute alla stragrande maggioranza degli europei. Non solo lo Stato rinuncia ad una delle sue prerogative inalienabili — la tutela dei propri cittadini all’estero — ma persino la difesa tecnica (l’avvocato difensore) viene vanificata.
“Ci sarà pure un giudice a Berlino!”, aveva esclamato il mugnaio di fronte alla prepotenza del re di Prussia. E l’aveva trovato, il giudice. Oggi non c’è più.
Queste pagine aiutano ad orientarsi in una materia di scottante attualità su cui l’opinione pubblica è tenuta totalmente all’oscuro.



Alberto Costanzo
MANDATO D’ARRESTO EUROPEO
Edizioni Solfanelli
[ISBN-88-89756-14-4]
Pagg. 96 - € 8,00

http://www.edizionisolfanelli.it/mandatoarresto.htm

venerdì 9 maggio 2008

Novità editoriale: 1968. Le origini della contestazione globale

Il “vero” Sessantotto (autunno 1967 - primavera 1968) visto da destra. Con le sue luci e le sue ombre.
Dopo quarant’anni si discute ancora di questa parentesi storica mai dimenticata che ha segnato per motivi diversi sia la sinistra sia la destra del nostro Paese (quest’ultima, a causa della “contestazione globale” soffre oggi di un senso di colpa in più). Un Sessantotto preceduto da eventi storici di enorme portata: la guerra nel Vietnam, la rivoluzione cubana, la rivoluzione culturale in Cina e poi ancora la decolonizzazione, il golpe militare in Grecia e la morte di Che Guevara in Bolivia.
In questo libro vengono comparate due diverse letture del Sessantotto: quella del Sessantotto “di lungo periodo” che considera gli eventi principali verificatisi lungo l’intero arco degli anni Sessanta e l’altra che guarda ai problemi del mondo universitario italiano come cause dirette delle rivolte studentesche dell’anno accademico 1967-68.

Marco Iacona è Dottore di ricerca in Pensiero politico e istituzioni nelle società mediterranee, scrive tra l’altro per il bimestrale “Nuova storia contemporanea”, il quotidiano “Secolo d’Italia”, il trimestrale “La Destra delle libertà”, il mensile “Area” e il semestrale “Letteratura-tradizione” (per il quale è curatore di una rubrica fissa).
Per il “Secolo d’Italia ”nel 2006 ha pubblicato una storia del Msi in dodici puntate. Ha inoltre curato saggi per le Edizioni di Ar e per Controcorrente edizioni.

Marco Iacona
1968 Le origini della contestazione globale
Presentazione di Gianfranco de Turris
[ISBN-978-88-89756-39-3]
Pagg. 160 - € 10,00

http://www.edizionisolfanelli.it/1968.htm



sabato 15 dicembre 2007

L'Unione Europea e il "caso Turchia" (di Omar Ebrahime)


C’è un dossier sui tavoli della Commissione europea che scotta e che nessuno vuole toccare; è quello di uno Stato candidato all’ingresso nell’UE: la Turchia. Il Paese che si affaccia sul Mediterraneo ha infatti inoltrato da tempo istanza per entrare a far parte del club “Europa” ma le difficoltà che una simile prospettiva apre sul Vecchio Continente sono di non poco rilievo e l’iter si preannuncia lungo. A far luce sul tema è arrivato un agile volume di Alberto Rosselli, studioso di storia moderna, contemporanea e militare, esperto delle vicende geopolitiche della penisola balcanica, che ormai da anni segue il “caso Turchia” con attenzione. Il testo s’intitola Sulla Turchia e l’Europa (Solfanelli, Chieti, pagine 162, euro 10,00) ed è un’interessante summa dell’attuale stato dell’arte, giuridico e politico, per chi vuol saperne di più sul processo d’integrazione e su un Paese che tanto fa discutere.
Si tratta di un’opera a 360 gradi, che può essere letta da chiunque e non solo da specialisti. La prima parte ha un taglio storico (vengono affrontate le querelle che hanno segnato i rapporti, non sempre felici, tra Turchia e Vecchio Continente dal Settecento ai giorni nostri) e una seconda è concentrata sull’oggi e sui grandi punti di domanda che l’entrata in Europa di un Paese che da sempre, storicamente e culturalmente, si è collocato naturaliter fuori, pone all’UE. L’abilità di Rosselli consiste nel toccare temi di portata storica enorme (si pensi ad es. alla caduta dell’Impero Ottomano, ai suoi riflessi sulla geopolitica post-Versailles o alle conseguenze su quell’altra realtà fondante per gli equilibri europei che era l’Impero Asburgico) tracciando una sintesi sempre chiara che si fa apprezzare anche per la sua oggettività espositiva.
L’Autore cioè, pur non nascondendo un suo punto di vista, fornisce al lettore dati, fatti, testimonianze che costruiscono quasi da sole la trama dell’opera. Fa parlare insomma la storia dei rapporti Turchia-Europa, una storia che analizzata oggi senza pregiudizi di parte sembra fornire, di per sé, una prospettiva piuttosto inquietante. Tre episodi su tutti: il massacro degli armeni cristiani (il primo genocidio di quello che Giovanni Paolo II chiamò il “secolo di Caino”), la persecuzione non meno cruenta del popolo curdo e l’annosa “questione cipriota” (la Turchia occupa da oltre 30 anni il nordest dell’isola, parte che detiene tuttora lo status di “territorio occupato”).
In nessuno dei tre casi sembrano registrarsi, al momento, significativi passi avanti sulla strada della conciliazione. Nel caso dell’orribile massacro del popolo armeno (una vera e propria pulizia etnica perpetratasi in più tempi che coinvolse complessivamente quasi un milione e mezzo di innocenti) il governo di Ankara non tollera che si dica pubblicamente alcunché ed è ben lungi dall’accettare una doverosa ammissione di colpe, supportando persino tesi “giustificazioniste” quando non addirittura apertamente negatorie dell’orribile misfatto.
In questo clima surreale quasi non sorprende che chi, come il giornalista Hrant Dink, si permetta di discutere la vulgata di Stato finisca morto ammazzato da 4 colpi di pistola nel centro di Istanbul come nulla fosse o che chi provi a pubblicare la Bibbia finisca sgozzato, come accaduto a Malatya a tre semplici impiegati della casa editrice Zirve. Analoga la situazione sul versante-curdo (i prigionieri politici detenuti nelle carceri turche sono da anni sottoposti a torture) dove anche le più elementari libertà vengono negate. Preoccupante infine l’accennata situazione di Cipro dove l’UE, se decidesse di proseguire l’iter per l’ingresso della Turchia in Europa, si troverebbe nell’imbarazzante situazione di sostenere uno Stato invasore di un attuale membro della Comunità approvando quindi de iure una illegale situazione de facto.
Restano poi ancora vive nella mente le immagini del martirio di Dink e quello del sacerdote italiano Don Andrea Santoro l’anno scorso (ricordiamo che anche il suo successore, padre Brunissen, è stato aggredito da un altro “squilibrato”). Più di tutto restano però i mille interrogativi di carattere culturale-religioso che Rosselli solleva lasciando poi al lettore il compito di continuare la ricerca.
Ci sembra insomma che il punto nodale sia quello che già un lungimirante pensatore ed uomo d’azione del secolo scorso, il brasiliano Plinio Correa de Oliveira (1908-1995), così aveva brillantemente esposto poco prima della sua scomparsa: “Una volta entrata in Europa, la Turchia si rivelerebbe una “barriera” contro il dilagante fondamentalismo islamico, o non piuttosto un comodo “ponte” per un islam proiettato alla conquista culturale e religiosa del Vecchio Continente che di fatto sembra avere abdicato alla propria civiltà?” (cit. in Rosselli, pag. 127).

Omar Ebrahime

http://www.corrieredelsud.it/site/modules/article/view.article.php?420